I rischi collegati alla perdita di risorse naturali, sia in termini di resilienza ambientale che di indisponibilità, a causa degli impieghi irrazionali, sono sempre più pressanti. Sennonché, le esigenze di crescita, comunque insopprimibili, impediscono di intervenire in via esclusiva con misure volte a limitare modalità di utilizzo incontrollato, promuovendo la ricerca di soluzioni alternative. Tra queste, particolare rilievo sembra assumere la produzione delle cd. materie prime secondarie, ossia sostanze che, inizialmente qualificate in termini di rifiuto, per effetto di un processo trasformativo (cd. end of waste), divengono nuove materie prime, pronte a rientrare nel ciclo produttivo. Tale pratica, ancorché nella sua complessità tecnica e “burocratica”, parrebbe, allora, potere rappresentare una (quantomeno parziale) risposta alla vulnerabilità ambientale, vuoi per la sua capacità di ridurre l’impatto dell’intervento umano, attraverso l’eliminazione di un rifiuto, vuoi perché la diffusione delle materie prime secondarie potrebbe contribuire a contenere l’accesso alle risorse naturali. I processi end of waste andrebbero, dunque, fortemente incentivati, da parte sia del legislatore che, soprattutto, delle pubbliche amministrazioni, per i vantaggi ambientali “collettivi” che generano, pur senza trascurare l’importanza “economica” dell’operazione, che consente di riattribuire valore ai rifiuti, in un’ottica circolare.
Vernile, S. (2025). Il ricorso alle materie prime secondarie come risposta alla vulnerabilità ambientale: la necessaria e opportuna promozione dei processi end of waste. RIVISTA QUADRIMESTRALE DI DIRITTO DELL’AMBIENTE(S1), 153-184.
Il ricorso alle materie prime secondarie come risposta alla vulnerabilità ambientale: la necessaria e opportuna promozione dei processi end of waste
Vernile, S
2025
Abstract
I rischi collegati alla perdita di risorse naturali, sia in termini di resilienza ambientale che di indisponibilità, a causa degli impieghi irrazionali, sono sempre più pressanti. Sennonché, le esigenze di crescita, comunque insopprimibili, impediscono di intervenire in via esclusiva con misure volte a limitare modalità di utilizzo incontrollato, promuovendo la ricerca di soluzioni alternative. Tra queste, particolare rilievo sembra assumere la produzione delle cd. materie prime secondarie, ossia sostanze che, inizialmente qualificate in termini di rifiuto, per effetto di un processo trasformativo (cd. end of waste), divengono nuove materie prime, pronte a rientrare nel ciclo produttivo. Tale pratica, ancorché nella sua complessità tecnica e “burocratica”, parrebbe, allora, potere rappresentare una (quantomeno parziale) risposta alla vulnerabilità ambientale, vuoi per la sua capacità di ridurre l’impatto dell’intervento umano, attraverso l’eliminazione di un rifiuto, vuoi perché la diffusione delle materie prime secondarie potrebbe contribuire a contenere l’accesso alle risorse naturali. I processi end of waste andrebbero, dunque, fortemente incentivati, da parte sia del legislatore che, soprattutto, delle pubbliche amministrazioni, per i vantaggi ambientali “collettivi” che generano, pur senza trascurare l’importanza “economica” dell’operazione, che consente di riattribuire valore ai rifiuti, in un’ottica circolare.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


